Il quadro – firmato «ARTIMITIA GENTILESCHI» e datato 1610, quando la pittrice aveva appena 17 anni – fu esibito dal padre Orazio come prova della maestria ormai raggiunta dalla figlia. Esso è stato pertanto oggetto di controverse attribuzioni. Molti hanno ritenuto che fosse sostanzialmente opera di Orazio, firmata col nome di Artemisia solo per scopi promozionali. Altri ne hanno messo in discussione la datazione (soprattutto quando si ipotizzava, per Artemisia, una data di nascita posteriore).

Ora la critica pare aver superato i tanti dubbi attributivi e considera il quadro (anche quando siano presenti modesti aiuti del padre) non solo una dimostrazione del livello eccelso delle precoci capacità pittoriche di Artemisia, ma anche della ricerca di una sua autonomia rispetto ad Orazio. Pur rimanendo nella scia del realismo caravaggesco, Artemisia sembra qui guardare anche alle novità portate a Roma da Annibale Carracci. Una dubbia lettura dell’opera della Gentileschi, che privilegiava la sua biografia rispetto alla qualità artistica, aveva voluto vedere nella Susanna una sorta di auto-rappresentazione della propria condizione di giovane donna quotidianamente insidiata da uomini lascivi. Il quadro precede lo stupro subito da Artemisia, ed è stata avanzata l’ipotesi che l’uomo con i capelli scuri (troppo giovane per essere chiamato «vecchione») si possa identificare con Agostino Tassi.

Colpisce sul piano stilistico l’essenzialità del quadro. Rispetto ad altri di soggetto analogo, non vi sono ancelle attorno a Susanna, né vasche o ruscelli per le abluzioni, né fronde che nascondono i due guardoni. La scena è tenuta dai soli tre protagonisti disposti in modo marcatamente piramidale. I due anziani sono appoggiati ad una balaustra e confabulano tra loro, sorpresi nel momento esatto in cui formulano la proposta lasciva. Susanna non cerca neppure di nascondere le forti e generose forme del suo corpo (inconfondibilmente dipinte da Artemisia), ma, sopraffatta dall’evento, tende le mani quasi a voler allontanare da sé la molestia dei due.

Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni (1610), Colección Graf von Schönborn (Pommersfelden), óleo sobre lienzo (170 x 119 cm).